di Andrea Cinquegrani
‘O sole. ‘O mare. ‘A pizza. E il cuore, il “volemose bene” e “tu sei mio fratello” coi mandolini di contorno. E il “nun ve ne incaricate”, il “nun tenite fretta”, e poi “tutto s’acconcia”. Di questo è morta e continua nella sua agonia Napoli, come col suo acume punta l’indice Giorgio Bocca. Ma quale progetto di rinascita o rinascimento si può pensare per un coacervo di case e immondizia, affarismo & criminalità, per un centro stupidamente para chic e para culo che cura i suoi interessi ladreschi e clientelari in una città dove - come giustamente commentò Oliviero Toscani a metà anni novanta - si è data una ripassata di rossetto e cerone come sulla faccia di una puttana? Mentre le periferie continuano a morire di camorra e degrado da far invidia ai paesi del quinto modo. Allora ci credevamo. Anche noi della Voce pensavamo che fosse arrivato un vento nuovo. Riparatore. Rigeneratore. Vitale. Per voltare definitivamente pagina, dopo le amarissime esperienze del gavianesimo prima e del pomicinismo poi. Oggi Bocca accusa. E fa bene. La città è una farsa quotidiana, degna del miglior Pulcinella: dagli immondi cumuli di sacchetti a perdere sparsi dovunque per la delizia dei turisti che ancora arrivano dalle nostre parti, al traffico, ormai una metafora del vivere partenopeo, con una piazza Municipio ormai irraggiungibile per i cittadini. Ma la signora Iervolino non ci pensa: anzi, ha pensato bene di cambiare aria, decidendo di non acquistare la casa che l’ex Risanamento le aveva offerto su un piatto d’argento (visto il trattamento “plebeo” per gli altri affittuari). «C’è qualche fetenzia che si cerca di spargere in giro nell’aria», è stato il commento a caldo di Bassolino alla sparata dell’ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca sul sistema di potere alla Regione Campania. L’onorevole De Luca non ha assolutamente le carte in regola per lanciare j’accuse, come documentiamo nell’inchiesta della Voce: parenti, lacchè, amici degli amici sono fra i primattori delle aziende collegate al comune di Salerno, guidato dal “compagno” e sindaco De Biase. Ma una questione morale, moralissima esiste, in Campania e nel resto d’Italia. La corruzione dilaga, non è mai finita, ammoniste l’ex capo di Mani pulite alla Procura di Milano Borrelli. Ha perfettamente ragione, i ladri sono più che mai liberi, nell’Italia della prescrizione e del falso in bilancio depenalizzato, di scorazzare in lungo e in largo. Dove stanno più le buone amministrazioni di quella che una volta si chiamava sinistra? Bassolino incorona Gigi D’Alessio (facendo sbottare giustamente Pino Daniele col suo «e ora io mi posso abbracciare con Fini e Alemanno»), come del resto il suo capo D’Alema, qualche capodanno fa, aveva celebrato, nella magione del supermigliorista Siola a Baia, l’altro reuccio partenopeo di melodie, Nino D’Angelo. A furia di confrontarsi col Cavaliere, la sinistra (sic) finisce in pizza & mandolini. Perché Napoli è ‘na bellezza, e la camorra non esiste, come sottolineano un giorno sì e l’altro pure lorsignori. Ma la questione morale - ripetiamo - quella che aveva animato il Pci di Berlinguer non esiste proprio più nelle coscienze diessine? O ormai prevale il cromosoma craxian-doroteo? Le poltrone a tutti costi (vedi il vergognoso caso Petrella), il plebiscito elettorale che si trasforma in super legittimazione politica, giustificano qualcosa? Così facevan Gava, Pomicino e mister centomila, quel Vito che - ora in Parlamento - davanti ai giudici e al suo Dio aveva giurato di non scendere più in politica.