giovedì, 12 gennaio 2006
11:48

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Salernopoli - Come comandava Bove

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La nuova tangentopoli preconizzata ad ottobre da Vincenzo De Luca è scoppiata davvero. Il diavolo, come è noto, fa le pentole ma non i coperchi e l’ex sindaco che si augurava l’abbattersi di un ciclone sull’odiata Napoli, si è trovato la tempesta in casa. Il dicembre nero inizia con l’avviso di garanzia al sindaco Mario De Biase relativo ai 480 alloggi di via Picarielli a Pastena per la cui costruzione sarebbero state fatte correzioni ad hoc al piano regolatore, correzioni che secondo l’accusa servivano a favorire una serie di imprenditori amici, molti dei quali iscritti alla associazione Sudeuropa di De Luca. Secondo la Procura Sudeuropa è la «significativa» sede dei legami tra chi propone e dispone le varianti al piano e i costruttori che ne beneficiano, a partire da Pietro Postiglione. Due conti correnti bancari dell’associazione sono stati sequestrati dai carabinieri: uno, ormai chiuso, ma con quindicimila euro di attivo; l’altro appena aperto, con la modica cifra di tremila euro. Il sequestro dei conti correnti bancari, con i movimenti a partire dal primo dicembre 2001, servirebbe a ricostruire - secondo la Procura - i passaggi di danaro all’interno dell’associazione di De Luca. Nello studio di Postiglione è stato sequestrato dai carabinieri un floppy disc con documenti e conti di Sudeuropa. Il costruttore, secondo l’associazione, non riveste neppure la qualifica di socio. Mistero.

Insieme a De Biase finiscono sotto accusa imprenditori del settore edilizio, tecnici comunali ed ex amministratori. Dalla tribuna personale di Lira tv, De Luca ironizza sui suoi fedelissimi: «…gli amministratori sono un po’ pollastri, pensavano di fare una variante senza nemmeno un avviso di garanzia». Il sindaco De Biase invece si mostra più serioso, preoccupato che l’azione della magistratura possa bloccare lo sviluppo alla vigilia dell’adozione di importanti provvedimenti per il futuro città. Alla conferenza stampa indetta in Comune subito dopo la notifica degli avvisi di garanzia, dietro la figura minuta di Mario De Biase spicca il corpaccione del consigliere comunale Vincenzo Bove.

Simone Giuliano

giovedì, 12 gennaio 2006
11:45

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Sinistri di Sinistra e l'inciucio Maximo

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Tangentopoli sì’, Tangentopoli no. Noooo, strepitano in un sol coro i poli (e i cittadini polli se la devono bere?). Nella bufera il numero uno di Bankitalia Fazio, il numero uno di Confcommercio Billè, il gotha della nuova finanza padrona, ladra & mangiona, i palazzinari venuti dalle cave aversane per comprare banche e Corsera, il vertice Unipol & altri compagni di merende sparsi lungo i percorsi milionari. Scoppia il comune di Salerno sotto una valanga di incriminazioni da far tremar le vene ai polsi.

Eppure niente, non è successo niente, “nun ve ne incaricate”. «In poche settimane abbiamo recuperato quattro volte il bottino della prima Mani pulite», precisano al tribunale di Milano. Eppure, per lorsignori dei due poli, si tratta di pinzellacchere. La questione morale? Non esiste. Mai esistita. Un’invenzione di quella buonanima di Berlinguer che voleva a tutti i costi il suo partito fuori da ogni bega, da ogni consorteria. Oggi alle prese con il bottino di Consorte da 50 milioni di euro in viaggio per i paradisi fiscali.

Andrea Cinquegrani

giovedì, 12 gennaio 2006
11:44

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La Napoli di oggi di Giorgio Bocca

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L’unica cosa che vorrei chiedere a Massimo D’Alema è: ma a lei i soldi per comprare la barca, chi glieli ha dati?». A muso duro e ficcando una pugnalata dritta al cuore dei problemi, nel torrido luglio partenopeo del 2005 Giorgio Bocca anticipa in una battuta i contorni di quel coma profondo della sinistra italiana che sarebbe scoppiato sei mesi dopo. Già: chi glieli aveva dati i soldi a D’Alema? La Ducato, finanziaria della Popolare di Lodi. Un “onesto” leasing che però quando viene fuori sui titoli a scatola dei giornali, a fine dicembre dopo l’arresto di Fiorani, porta alla luce quel colossale inciucio destra-sinistra da cui nasce l’abisso dell’attuale classe politica italiana.

L’arrivo di Bocca a Napoli aveva scosso Palazzi avvezzi a turbolenze di tutt’altra natura. Perché il grande scrittore piemontese oggi “è” la questione morale del Paese. Quella che si credeva seppellita in nome della governabilità e che invece torna improvvisamente a guardarti in faccia, quando meno te l’aspetti. «Un libro di Bocca “pesa” – era la frase che circolava nello stretto entourage di Antonio Bassolino a Santa Lucia – bisogna fare attenzione…».

Lunedì 18 luglio il calore che emana dal suolo partenopeo rende la città simile a quel “sole-acqua” che apre Napoli siamo noi, la metafora di un popolo (e di un Paese) divorato dalle metastasi del liberismo selvaggio innestato su rinnovate guapparie. Lo staff del governatore ha fissato l’appuntamento per l’intervista alle 15 e 30. Il taxi arriva puntuale, ma nel giorno “sbagliato”. Quella mattina sulla stampa locale Fabio Mussi attacca la «politica dei capibastone» adottata dai Ds campani. E nell’aria rimbombano le polemiche per la moltiplicazione di incarichi milionari e commissioni alla Regione. Poco dopo scoppieranno le intercettazioni lottizzatorie sulla sanità fra un manager dei camici bianchi e il plenipotenziario del governatore, Pino Petrella.

Rita Pennarola