martedì, 09 gennaio 2007
10:26

commenti

A PROPOSITO DI CORVI

Archiviato da mikeburma in: articoli pennarola, articoli cinquegrani
di Andrea Cinquegrani & Rita Pennarola

Torniamo su una vecchia polemica, ma questa volta lo facciamo volentieri. Anche perchè in questo modo daremo anche ai tanti che leggono la Voce nelle più diverse parti d’Italia un chiaro esempio di cosa significhi fare giornalismo d’inchiesta a Napoli. In breve, i fatti, cominciando dalle cronache degli ultimi giorni, quando sono apparsi sui muri del centro città manifesti contenenti gravi accuse di “tentata estorsione” al giornalista Fabrizio Geremicca, ex collaboratore della Voce (autore per noi, fra l’altro, di una coraggiosa inchiesta sul neofascista Roberto Fiore) ed attualmente al Corriere del Mezzogiorno.

L’imprenditore Lucio Varriale ha così “risposto” ad un articolo in cui Geremicca riportava le ultime battute di un presunto contenzioso sulle frequenze fra alcuni esponenti del movimento No Global e l’emittente di Varriale, Telelibera. L’avvocato Varriale ha forse dimenticato la lettera da lui firmata con la quale «come già precisato nelle opportune sedi giudiziarie (vale a dire dinanzi al pm Giuseppe Borrelli, ndr) ribadisce l’assoluta estraneità, sia a titolo di persone fisiche, che quali rappresentanti del periodico La Voce della Campania, a qualsiasi attività connessa, collegata o comunque anche indirettamente riferita nell’esposto-denuncia dallo stesso presentata».

Riproduciamo qui accanto la prima pagina della lettera, a scanso di ulteriori equivoci o memoria corta. La riproduciamo anche a beneficio del senatore Emidio Novi, che più volte nella sua carriera di parlamentare ha lanciato accuse al fine esclusivo di gettare discredito, come hanno dimostrato in seguito le inchieste della magistratura. Non parliamo solo dei tentativi di infangare la Voce, ma di analoghe manovre portate avanti ai danni di personaggi come il sindaco anticamorra di Marano Mauro Bertini e, in anni più lontani, di altri esponenti della sinistra confermatisi modello di rigore morale ed onestà. La loro storia, come la nostra, sta lì a dimostrarlo.

Nessuna «tentata estorsione di cui sono stato vittima», allora, avvocato Varriale. Nè mai vi fu da parte sua alcuna “preveggenza”, come dichiara in una lettera pubblicata dal periodico on line Iustitia («dovetti convincere il P.M. Giuseppe Borrelli che ero stato un “mago” a prevedere quanto sarebbe successo; la mia denuncia infatti aveva anticipato di diversi giorni la pubblicazione sulla Voce della Campania di un articolo, firmato da Geremicca, stupido, offensivo, pretestuoso, infondatissimo e pieno di falsità»). Quello di Geremicca non era infatti il primo articolo che la Voce dedicava alla sua Themis.

Per la cronaca, dopo oltre un anno dal risarcimento danni di Varriale alla Voce e a Geremicca, lo incontrammo a Telelibera, che nel frattempo aveva cominciato ad ospitare un settimanale d’informazione curato dai Verdi della Campania. Fu in quella occasione che l’avvocato Varriale ci chiese di collaborare all’emittente, proponendo in video il meglio della Voce.

Gli diamo atto che sono stati anni di una collaborazione corretta, senza alcuna interferenza dell’editore nella nostra attività giornalistica. Tutto il resto è solo frutto di “memoria corta”. Perciò questa “rinfrescata”, con tanto di documento, non potrà che giovare.

martedì, 09 gennaio 2007
10:24

commenti

LA TESTA DI SADDAM NEL CENONE DI BUSH

Archiviato da mikeburma in: articoli cinquegrani
di Andrea Cinquegrani

Bingo Natale. Oppure gol alla Maradona. Triplo salto mortale carpiato e rovesciato da Acapulco e ritorno volante. Cento metri in 8 secondi. Un lanciatore del peso che supera il giavellottista. Può mai un uomo, da solo, realizzare questi miracoli? Sì, esiste e non si chiama Pio ma George e veste a stelle e strisce. Top 3000 morti Usa a fine anno dall’inizio dell’invasione. Top ammazzati iracheni al giorno per portare la democrazia (media giornaliera 60-70). Top dell’odio tra le fazioni sunnite, sciite e curde per esportare la pace. Top rischio attentati in mezzo mondo. Top della crisi nel già esplosivo Medio Oriente. Top della lungimiranza, finendo per dar spazio all’Iran ormai supernucleare. Top della menzogna perché, al contrario, nessuno è riuscito a trovare in Iraq la minima arma di distruzione di massa, nemmeno un lontano collegamento tra Saddam e Bin Laden. Un pool di geni o di miracolisti non avrebbe potuto fare di più. Lui, George, sì. Aggiungendo sulla torta di fine anno una ciliegina, il top della barbarie, con la testa di Saddam: perché non issarla, a questo punto, in cima alla statua della Libertà?

Altro che paragone fra Mussolini e Saddam, o tra i nostri partigiani e i ‘liberatori’ Usa! Torna il solito interrogativo: il leader iracheno ha subito un processo farsa; quando verrà processato al tribunale dell’Aja il criminale Bush (che ora, non contento, vuole l’invio di altre ‘truppe combattenti’) e i suoi lacchè sparsi in mezzo mondo, a cominciare da Blair per passare ai “sinistri” bipartizan di casa nostra? Che ora - a cose strafatte - versano lacrime di coccodrillo e si fanno promotori di una moratoria internazionale per la pena di morte. Ma fateci il piacere, diceva Totò.

Continua sul sito de La voce della Campania
martedì, 09 gennaio 2007
10:21

commenti

PASCIA' 2007 - LO SPRECO

Archiviato da mikeburma in: articoli pennarola

Di Rita Pennarola

Mentre l’Italia diventa un Paese sempre più “sudamericanizzato”, con una forbice abissale che separa oligarchie opulente da vecchi e nuovi poveri, andiamo a cercare alcune ragioni nascoste del disavanzo pubblico, di quelle stesse spese folli che si rinnovano ad ogni legislatura che cambia. E portiamo alla luce due categorie, una pubblica, l’altra privata, che non temono la “quarta settimana”.

La notizia, travolta nell’euforico sciocchezzaio dei festeggiamenti di fine anno, è passata completamente inosservata. Nella notte fra il 22 e 23 dicembre a Napoli, capitale mondiale dell’immondizia, uno dei rari camion della NU in circolazione ha caricato insieme al cumulo di rifiuti abbandonati in strada da settimane un extracomunitario di 57 anni. Dormiva. Forse era ubriaco. In un primo momento, pare che non si sia accorto di nulla. Il suo corpo è stato triturato dalle pale meccaniche del mezzo prima che qualcuno, uditi i gemiti, provvedesse ad arrestare quell’orrendo tritacarne umano che, la notte dell’antivigilia di Natale, stava riducendo a brandelli il corpo di un immigrato clandestino arrivato a Napoli per cercare fortuna. «Ivan Kovardakov di origine moscovita - si legge nell’unica, scarna agenzia del 30 dicembre - ha subito un delicato intervento chirurgico di ricostruzione dell'anca e del femore».

Così va il mondo e così continuano ad andare Napoli e questo Paese, in cui il divario fra oligarchie straricche e fasce di popolazione in avanzato scivolamento verso i limiti della sopravvivenza diventa ogni giorno più simile a una voragine, un buco nero che inghiotte - ora non solo metaforicamente - intere generazioni di esseri umani. Qualche dato. Secondo il rapporto annuale dell’Istat nel 2005 vivevano in condizioni di povertà oltre 7 milioni e mezzo di persone. Fanalino di coda, come sempre, il Sud: il 42,5% delle famiglie meridionali dichiara di non poter far fronte a una spesa imprevista di 600 euro, il 28,3% non ha avuto soldi per comprare vestiti; il 22,4% non ha potuto permettersi di riscaldare la casa in modo adeguato; il 21 ha avuto difficoltà a pagare le spese mediche. Il 7,4 per cento dichiara di non aver avuto i soldi per comprare il cibo.

A fronte di questo crescente esercito di precari dell’esistenza, mentre anche la Finanziaria 2007 sta facendo assaggiare i primi, consistenti rincari di tariffe e beni essenziali, andiamo a fare un po’ di conti in tasca a piccoli e grandi “nababbi” di casa nostra e soprattutto guardiamo a coloro che lo sono diventati (in senso relativo), potendo contare su retribuzioni elevate, fisse ed in continua escalation. Abbiamo preso a titolo di esempio due categorie tra le più fortunate, una nel settore pubblico, l’altra in quello privato: i magistrati e i funzionari ai massimi livelli di Telecom Italia, la holding recentemente finita nell’occhio del ciclone. E proprio avvicinandoci alla categoria del magistrati scopriamo subito nomi e numeri di un clamoroso spreco, tutto italiano, che si poteva e si doveva evitare.

Continua sul sito de La voce della Campania

martedì, 09 gennaio 2007
10:17

commenti (1)

I TALENTI DI MR. PADOA

Archiviato da mikeburma in: articoli cinquegrani
di Andrea Cinquegrani

Correzione di fine d’anno per il clamoroso abbaglio dell’equipe di Padoa Schioppa sui reati contabili. Errore? Distrazione notturna? Ma c’è un precedente poco piacevole da 202 milioni di euro denunciato dalla battagliera associazione Adusbef, una storia a base di cedole d’oro che fanno il giro di mezzo mondo per la gioia della mega banca d’affari Goldman Sachs, tanto cara al numero uno di Bankitalia Mario Draghi.

Natale al veleno per i partners dell’Unione. Sotto l’albero, infatti, hanno trovato un bel regalo confezionato dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa, per la gioia di tutti gli stragisti dei conti pubblici: ovvero, un colpo di spugna in piena regola per i reati contabili, un volemose bene con gli amministratori delle finanze allegre. Insomma, un Padoa Schioppa in perfetto stile Berlusconi, lungo l’innevata scia di condotti, leggi ad personan e cammin facendo. Davanti a uno sbigottito Bruno Vespa - il che è tutto dire - nel salottino di Porta a Porta un timido ministro ha prima sussurrato del suo imbarazzo ad essere ormai un personaggio da copertina, per poi mormorare circa gli «errori che possono capitare quando si lavora troppo, fino a notte fonda, e in una finanziaria da 1400 commi ci può scappare qualche rigo di troppo». Galeotti davvero quei righi: ma «non c’è problema, provvederemo».


E c’è voluta una levata di scudi perché, poco prima di Capodanno, potessero venir depennati. «Ci hanno provato - è il commento più gettonato che circola tra corridoi e Transatlantico - forse Padoa Schioppa e i suoi pensavano che nel mare magnum della finanziaria più mastodontica che l’Italia ricordi nessuno si sarebbe accorto di quelle righe». «Troppo sciocca la scusa della stanchezza per la maratona di cifre e prospetti - aggiungono - per giustificare qualcosa che sa tanto di indulto bis, stavolta a favore di chi ruba e sperpera».

Continua sul sito de La voce della Campania

mercoledì, 03 gennaio 2007
18:56

commenti (1)

Camorra - Oltre ogni Napoli

Archiviato da mikeburma in: articoli pennarola

di Rita Pennarola

Le urla delle donne. Un dolore impossibile da sopportare. Lo schanto. Il lutto. Le scene non sono tratte da un servizio degli ultimi mesi su Beirut o su Damasco, ma dalle cronache quotidiane di Napoli. A proporle in tutta la loro cruda sequenza, con l’effetto choc della presa diretta, è il film di Ruben H. Oliva e Matteo Scanni ‘O Sistema, uscito in dvd per Rizzoli e presentato nel capoluogo partenopeo il 30 novembre scorso. Arrivati - come si dice a Napoli - “da fuori”, e privi perciò dei consueti condizionamenti locali che tagliano le gambe all’informazione onesta, Matteo e Ruben hanno setacciato per mesi documenti e immagini, archivi e memoria di coloro “che sanno”. Pochi mezzi economici, la telecamera in spalla, sono giunti in città nella primavera 2005, dopo avere terminato le riprese di un documento sulla “mala” in Emilia Romagna, sensibilizzati proprio dal tema “mafie formato esportazione”.

Alla Voce della Campania bussano nei primi giorni della loro lunga permanenza nel napoletano. Per la Voce è uno dei tanti momenti difficili. Lo raccontiamo a Matteo e Ruben: nel 1998 avevamo scelto come casa e redazione una piccola palazzina in campagna al confine tra Chiaiano e Marano, per via dei costi altissimi degli affitti nelle altre zone di Napoli. Dopo un anno, quando comincia a dare i primi risultati (con decine di operazioni antiracket ed arresti) il Telefono Anticamorra promosso dalla Voce in collaborazione con la Questura di Napoli, a casa nostra arrivano i primi avvertimenti. Le quattro ruote dell’auto più volte squarciate con un coltello dentro il cortile, decine di telefonate minacciose, infine i condotti della caldaia del gas tranciati di netto, col rischio di esplosione. Nei giorni in cui arrivano Ruben e Matteo la nostra auto, una 164 che ha quasi vent’anni, è stata fatta a pezzi.

Continua sul sito de La voce della Campania


mercoledì, 03 gennaio 2007
18:51

commenti

NOSTRO POLONIO QUOTIDIANO

Archiviato da mikeburma in: articoli cinquegrani

di Andrea Cinquegrani

Anche a fine anno siamo sempre quelli che bisogna combattere la camorra. Quelli che c’è uno Stato e un antistato, i buoni e i cattivi. Quelli che poi viene eletta di fresco la commissione antimafia e ci trovi dentro Paolo Cirino Pomicino e Alfredo Vito, ‘o ministro e mister centomila. Terapia omeopatica per combattere i poteri criminali? Nooo. «Li hanno scelti i loro partiti. Sono stati eletti dal popolo», taglia corto il neo presidente rifondarolo Forgione. Certo, è ‘o popolo che o vvo’.

Siamo quelli che ogni giorno una commissione, per insabbiare e beccar quattrini non c’è niente di meglio, quando poi ne chiedi una giusta, come per l’omicidio di Carlo Giuliani a Genova, apriti cielo. Siamo quelli che i nostri politici sono i paladini anti-mafia. E poi vedi che quasi tutti i consigli comunali si stanno sciogliendo come neve al sole, nel napoletano solo 7 su 92 sono ancora - per ora - immacolati, medie ancora più bulgare nell’aversano. A questo punto: come fa la camorra a cacciare se stessa dai Palazzi? E’ masochista fino a questo punto? E poi sei un giustizialista se - come Travaglio - fai le liste dei pregiudicati che siedono tranquilli - e legiferano pro domo loro - in Parlamento. Fate un bel PPI, partito pregiudicati italiani, altro che grande centro Mastella-Casini & ex Dc da tutto il mondo (sul fronte estero garantisce il suo impegno il senatore De Gregorio): sbaraglia di sicuro il campo, senza bisogno di brogli.

Continua sul sito de La voce della Campania