martedì, 13 febbraio 2007
18:47

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AVVOLTOI SUL SUD

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di Francesco Caruso

I cento miliardi annunciati dal governo in favore del sud vanno investiti per l'istituzione del reddito sociale garantito per precari e disoccupati, non per foraggiare ancora una volta le imprese e i politici che si sono arricchiti sull'emergenza del Mezzogiorno. Malgrado le centinaia di miliardi di euro stanziati dall’Europa e dalle tante finanziarie che si sono succedute negli anni, l'unica cosa che si è sviluppata sono i loro profitti, le loro reti clientelari, i loro appalti, le loro tangenti.

La condizione della stragrande maggioranza di abitanti del sud è rimasta invariata, è peggiorata, con migliaia e migliaia di giovani costretti dal ricatto della disoccupazione ad emigrare al nord, dove non trovano più un lavoro garantito come accadeva per i nostri padri, ma contratti sempre più precari e sottopagati. Bisogna spezzare questa condizione: dare un reddito a disoccupati e precari è un provvedimento ormai adottato in quasi tutti i paesi dell'Unione Europea.

Non è assistenzialismo. Assistenzialismo piuttosto è regalare miliardi di soldi pubblici a imprese che arrivano al sud, assumono i lavoratori segnalati dai politici locali, si mangiano i finanziamenti pubblici, poi chiudono e spariscono nel nulla con il loro bottino. Questo è il vero assistenzialismo che ha devastato per decenni il sud, basta guardare i tanti capannoni abbandonati, le industrie di motoscafi in alta Irpinia alla faccia della promozione dei prodotti tipici, gli scheletri di quelle industrie pesanti o strutture militari che hanno devastato le insenature più belle del Mezzogiorno come il golfo di Gela, di Taranto, di Bagnoli, regalando a queste terre solo devastazione ambientale, migliaia di lettere di cassintegrazione, tumori e licenziamenti.

Se si vuole aiutare il Mezzogiorno a rialzare la testa, il quadro strategico nazionale 2007-2013 rivolga l'attenzione e i finanziamenti a chi ne ha veramente e direttamente bisogno, non agli avvoltoi e agli speculatori che ci girano intorno.

martedì, 13 febbraio 2007
18:46

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ITALIA SENZA VALORI. ARRIVANO I VOLENTEROSI

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di Andrea Cinquegrani

Bingo bongo, il nostro è proprio il Paese che si trasforma come il pongo. E mentre una finanziaria “tagli e sacrifici” mette quasi sul lastrico la stragrande maggioranza degli italiani, gli altri stanno a contare i soliti milioni facili (di euro). Sono quelli che fanno sempre Bingo, lorsignori.

Bingo per i tangentisti, che a 15 anni esatti dallo scoppio di Mani pulite (ricordate quel 17 febbraio ‘92 quando venne arrestato a Milano lo sconosciuto Mario Chiesa del Pio Albergo Trivulzio?) festeggiano con i tric trac i loro successi. Perché niente è cambiato, le mazzette restano la regola, si sono solo “modernizzate” le modalità, a base di prestanome e, soprattutto, di comode società fiduciarie. L’emblema dello sfascio? Il sempre gongolante Antonio Di Pietro, che aprì quella stagione, improvvisamente ne disertò i campi allora difficili di battaglia, preferendo la comoda poltrona politica, trasformandosi per incanto in amico dei suoi grandi accusati, ‘o ministro Pomicino in prima fila.

Bingo per i trasformisti. E guarda caso riprendiamo proprio da un eletto nelle accoglienti fila dell’Italia dei Valori (sic!), Sergio De Gregorio, che dalla strenua difesa dei camorristi doc della Campania (vedi alla voce clan Nuvoletta) sul finire degli anni ottanta, ora passa al servizio della Patria, dei connazionali all’estero e gronda ogni giorno sudore per la sua Difesa. Adesso gongola, De Gregorio, per il ribaltone al Senato: ma poteva mai non sapere, il superpoliziotto Di Pietro, di che panni vestiva il suo pupillo?

Bingo Italia, ecco la ricetta per risolvere i problemi del Paese decotto. Rullano i tamburi, è pronto a scendere in campo il Partito dei Volenterosi, l’ultima boutade mediatica messa in piedi per buggerare il solito popolo bue (che prima o poi però s’incazza e fa un bel ’68, sarebbe ora). Ma chi sono i portabandiera? A Milano svetta il gonfalone di Paolo Pillitteri, il sindaco-cognato di Craxi. Da Napoli risponde Paolo Cirino Pomicino, che torna ad essere super-presente. O’ Ministro, infatti, è fresco componente della Commissione Antimafia, insieme a mister centomila Alfredo Vito, l’uomo che aveva giurato davanti ai giudici di voler abbandonare per sempre la politica (dopo Tangentopoli). Arieccoli tutti e due, l’andreottiano e il gavianeo doc, a rappresentare gli italiani nella lotta contro mafie e camorre! I dorotei, comunque, sono capaci di mettere a segno un altro colpo. Lo sapete chi è oggi al vertice dell’Antiracket nazionale? Raffaele Lauro, prima portaborse e poi segretario particolare dell’ex ministro delle Poste e degli Interni Gava. Cin cin.

Bingo Berlusconi, che riesce a mettere gli italiani nel sacco per giorni con le sue liti familiari. Incredibile ma vero: tutte le reti televisive, tutti i giornali dietro al reality di Macherio mentre i conti pubblici vanno a rotoli e il paese rischia l’Argentina. Vista la “complicità” di Repubblica con apertura e paginata per poche righe più foto, va in scena l’ennesimo, annunciato Inciucio Maximo? E’ l’anticamera della Grosse Koalition indorata al punto giusto per i soliti scemi?

Bingo Napoli, con il ministro Amato e le sue ricettine al Mulino bianco per contrastare la camorra. Ma sanno lorsignori che il territorio è ormai sotto il tallone della criminalità organizzata? Che i quattro quinti dell’economia sono di stampo camorristico? Che il 90% delle amministrazioni comunali sono colluse o a fortissimo rischio? Che è uno straparlare decennale di monitoraggio sugli appalti e non viene mai mosso un dito? Che le confische restano regolarmente lettera morta? Che la magistratura - a parte rare eccezioni - chiude quasi sempre un occhio se non tutti e due? No, vince la solita cartolina. Tutta Ranieri, D’Alessio e mandolini. Scurdammoce ‘o presente.

martedì, 13 febbraio 2007
18:43

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TESTAMENTO BIOLOGICO/ BENVENUTI NEL TRAPIANTIFICIO ITALIA

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di Rita Pennarola

Mentre infuria il dibattito su temi come l’eutanasia ed avanzano le proposte di legge sul testamento biologico, la Voce alza il velo sulle holding di trapianti e donazioni, ma anche su un colosso come la Fondazione messa su dal numero uno della medicina italiana, quel professor Umberto Veronesi che riunisce sotto l’ombrello di una sigla miliardaria big dell’economia e dell’alta finanza.

14 ottobre 2006. Sui quotidiani italiani appare per la prima volta un’inserzione a pagamento su pagina intera contenente un fac-simile di testamento biologico con l’autorizzazione all’espianto degli organi. “Scegliere in modo consapevole come affrontare le incognite del futuro - si legge - è una forma di libertà”. A commissionare l’annuncio è la Fondazione Umberto Veronesi per il progresso delle scienze. Bene in vista anche il numero telefonico di Milano per le informazioni. Lo stesso modulo è scaricabile dal sito della Fondazione, che propone anche l’acquisto di un volume dedicato proprio a testamento biologico e donazione degli organi, con prefazione dello stesso Umberto Veronesi ed introduzione del civilista napoletano Maurizio De Tilla, noto nella sua città per la rubrica sulle liti condominiali tenuta a lungo su un quotidiano locale.

Il nome dell’avvocato venne alla luce nel ‘92 fra le migliaia di iscritti alla Massoneria, Grande Oriente d’Italia, all’ombra del Vesuvio. Oggi De Tilla è coordinatore del comitato “Scienza e diritto” della Fondazione Veronesi, nonchè presidente nazionale della Cassa Forense. Quest’ultimo organismo ha recentemente «espresso parere favorevole alla redazione del testamento biologico in forma di scrittura privata raccolta - a titolo gratuito - dall’avvocato, dal medico o dal mandatario, anziché effettuata per atto di notaio». Veronesi spiega la ratio dell’iniziativa: «La maggior parte dei malati e una percentuale sempre più alta di popolazione sana è favorevole al principio dell’autodeterminazione ed è contraria all’accanimento terapeutico. Di fronte ad una medicina che estende sempre più le sue capacità tecniche, la gente sente il bisogno di riappropriarsi delle scelte che riguardano la propria esistenza. Del resto andiamo con grande naturalezza dal notaio quando, nel pieno della consapevolezza, vogliamo decidere come destinare i nostri beni. Perché non dovremmo poterlo fare anche per il futuro della nostra salute?». Ancora: «Ricordo a questo proposito l’intervento del Comitato Nazionale per la Bioetica del dicembre 2003, a favore delle “dichiarazioni anticipate di trattamento” e anche la posizione cattolica contenuta nell’Enciclica Evangelium Vitae del 1995, in cui non mancano affermazioni che attribuiscono al malato un’autonomia di decisione circa l’ostinazione terapeutica: “è lecito sospendere l’applicazione delle cure quando i risultati non rispondono all’aspettativa. In tale decisione bisogna tener conto del giusto desiderio del malato e dei suoi cari”. Rendere prioritario il rispetto della dignità dell’uomo in ogni fase della sua vita è il senso etico del Testamento Biologico».

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martedì, 13 febbraio 2007
18:41

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DAGLI USA L'INQUIETANTE SCENARIO DEL DOPO-SCARAMELLA

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di Andrea Cinquegrani

Dagli Stati Uniti - epicentro Miami - fino alla Russia, via Inghilterra, si dipana la rete degli amici e collaboratori di Mario Scaramella, tutti impegnati in società di “security”. Uomini chiave gli italoamericani Filippo Marino e Louis Palumbo, un ex agente Cia vicino agli affari petroliferi della famiglia Bush; e l’ebreo-russo Leonid Nevtlin, collegato ai misteri di un altro colosso dedito all’oro nero, Yukos. Intanto, si profila un tremendo scenario internazionale, a base di “provocazioni” studiate accuratamente a tavolino, e bomba nucleare: scenario l’Iran, of course.

Scaramella come Totò alle prese con la vendita della fontana di Trevi ad uno straordinario Ugo D’Alessio formato turista italoamericano, complice - come nei più fortunati Scherzi a parte - un Nino Taranto in forma smagliante. Così dipingono il nostro 007 e superconsulente della commissione Mitrokin - oggi ancora agli arresti domiciliari - i media britannici. «In un articolo comparso ai primi di gennaio sull’International Herald Tribune che fa capo al New York Times - commenta un giornalista della Bbc - Scaramella viene descritto come il classico magliaro napoletano che vende Saint Peter’s Square ad uno sprovveduto turista americano. Il classico tentativo di gettare acqua sul fuoco, di minimizzare, mentre in parecchi qui a Londra sanno che Scaramella ha coltivato legami e connection che portano molto lontano. A partire proprio dagli Usa, via Cia». Si spiegherebbe proprio in questo modo la campagna di stampa anglo-statunitense di far passare Mario Scaramella per la classica macchietta napoletana, mezzo guappo e mezzo millantatore. Tanto per non far sapere alcune cose - circa il milieu di Scaramella - che possono dare fastidio a molti. Fino all’inquilino più importante della Casa Bianca. Oggi alle prese (vedi box) con una vera e propria “strategia della tensione” che - secondo qualche analista - potrebbe portare in breve ad una folle catena di “provocazione”, “attentato tipo Torri Gemelle (verosimilmente in Israele) e successiva reazione Usa. Nucleare. Ma torniamo a Scaramella.

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