mercoledì, 14 marzo 2007
22:15

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UN NUOVO GIORNALE PER LE NOSTRE VOCI : ARRIVANO LE VOCI

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Una primavera di libera informazione arriva da oggi per tutti gli italiani che, sempre più numerosi, scelgono forme composite di auto-organizzazione. Articolati anche gli obiettivi: difesa dei diritti negati, forme diverse di lotta ai poteri forti e alle mafie, resistenza ad istituzioni politiche sempre più autoreferenziali, sostegno alla memoria storica collettiva, formazione di gruppi solidali come contrasto allo scivolamento del Paese verso nuove povertà. Non solo, dunque, sigle legate al mondo del consumo consapevole o del volontariato, ma una galassia variegata di soggetti auto-organizzati che va via via trasformandosi in un soggetto sociale forte e strutturato, al punto che lo intravediamo già all’orizzonte come protagonista diatettico nelle prossime vicende politiche del Paese, se riuscirà a trovare forme significative di coordinamento.

 

Affinché questa moltitudine di soggetti, pronti a combattere in tutte le possibili forme democratiche per arginare il degrado politico e l’arretramento dei diritti, possa diventare una vera “massa critica”, capace di far sentire forte la sua voce, nasce oggi un giornale interamente dedicato a diffondere, coniugare e promuovere le istanze di fondo che animano gruppi, movimenti, associazioni e, come già spesso accade, anche le super-associazioni. Una vivacità finora limitata alle praterie del web, che trova ora in Voci un canale d’informazione capace di raggiungere anche quei tre quarti degli italiani tuttora di fatto esclusi dalla comunicazione via internet, ma non per questo meno desiderosi di mettersi in gioco.

Buon lavoro a tutti noi.

Rita Pennarola

Ecco alcune fra le zone di ROMA e di MILANO dove potere trovare LA VOCE di marzo dal 14 marzo: 

MILANO - Librerie Rizzoli (corso Vittorio Emanuele) - Piazza Bertarelli - Piazza Fontana - Piazza Meda – via California - Largo Cairoli - Piazza Morselli - Foro Bonaparte - Via San Giovanni - Piazzale Stazione Genova - Via Verdi - Via Orefici - Piazza Duomo - Corso Venezia - Piazza S. Stefano - Via Beltrame – Via Cantù – Via Bocconi – Via Ripamonti - Corso Buenos Aires – P.le Cadorna - Via Carducci – Via Brera – P.le Loreto – P.tta Bossi - Corso Sempione.

ROMA - Via Cavour - Via Nazionale - Via del Vicinale - Via Solferino - Via XX Settembre - Via S. Susanna - Piazza Venezia - Via del Corso – Piazza Colonna – Via Colonna Antonina – Piazza S. Lorenzo in Lucina - Largo Torre Argentina - Piazza del Gesù – Piazza Campo dei Fiori - Piazza S. Eustachio - Piazza Capranica - Piazza Pantheon - Piazza S. Maria in Trastevere – Piazza Trilussa - Via Veneto - Via del Tritone - Largo Chigi – Piazza di Spagna - Piazza Martiri di Belfiore - Piazza Euclide - Largo Goldoni – Piazza Fontanella Borghese – Piazza S. Silvestro - Piazza dell’Unità – Piazza Risorgimento – Via Fani – Via Cortina d’Ampezzo – Via Fani – Via Po – Via Tagliamento – Via San Pio X – Via Villa San Filippo – Via Veneto - NELLE EDICOLE DELLA STAZIONE TERMINI.

mercoledì, 14 marzo 2007
22:11

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E ORA ESPELLETECI TUTTI

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di Andrea Cinquegrani

Ma checcefrega. Eravamo scemi da lasciare le nostre poltrone in pelle umana da 10 mila euro e spiccioli al mese, portaborse, aerei aggratis, autostrade pure e via benefit-cantando? Tutti, prodiani e anti, così fessi da perdere ‘sto bendiddio in un baleno? Abbiamo ora un Follini asso nella manica da giocarci in tutte le occasioni, un bel pezzo di dc, e tanti altri ne arriveranno scodinzolanti al seguito, per un governo che più Balena che più bianca non si può. C’è il Pallaro di scorta, fulminato sulla via di Ceppaloni dal Verbo del discepolo Clemente.

Ma checcefrega di tagli, pensioni, disoccupati, precari e sottoprecari, morti di fame, di quei cazzoni che sono tanti e non arrivano a fine mese, di tariffe e bollette sempre più micidiali tanto le paga il popolo bue. Noi - grazie presidente Bertinotti - avremo la nostra “Stanza per meditare” alla Camera e speriamo anche al Senato, proprio come i tedeschi (peccato che il loro Bundesrat costi quasi 30 volte meno). E già che ci siamo, prendiamoci in saldo il loro sistema elettorale. O sennò rifacciamoci una bella Bicamerale matrimoniale, ma tagliamo una volta per sempre quelle luride ali che rompono i coglioni, spezziamo le reni alle minoranze di sporchi sovversivi. Avete capito, Turigliatti del cazzo che non siete altro? Una purga, un amaro Giordano e via. Schiena dritta, petto in fuori, tutti in riga a votare la missione umanitaria per aiutare quelle povere bestie afghane.

Ma checcefrega, è una missione tranquilla, roba da giovani marmotte, ci stanno già pensando gli amici amerikani a farne fuori ogni giorno a camionate, donne bambini tutti nel mucchio, carne da massacrare. I nostri padroni, poi, ci fanno la grazia di allargarsi a Sigonella, a Napoli da un pezzo, e a Vicenza cominciano già i lavori alla faccia di quei tonti che alzano la voce. Tanto il Massimo è con noi, altro che storie, altro che proteste per Calipari: siamo una cosa sola. Ma checcefrega. Dritti, come un sol partito, verso il Governo Eterno, con le nostre tavole della legge, col nostro dodecalogo. Non certo quello - che DICO - con i precetti dell’amore e della coscienza, ma checcefrega di non rubare e non ammazzare: qui si parla di cose serie, di guerre umane e preventive, o dei grandi appalti per la Tav, che è un’opera buona e giusta. Quasi quasi, perché non riprendiamo quel discorsetto del ponte sullo stretto? O sul Mose (da ribattezzare Mosè, in onore alle TAVole)?

Ma checcefrega di Coppola e dei suoi furbetti del quartierino. Poveri ragazzi, cercavano di darsi una mossa. Tutti giovani; lui, Ricucci, Statuto, volevano comprarsi solo un giornale senza andare in edicola. Tutti con la passione per la pittura, coi Caravaggio e i De Chirico appesi al muro, tanto per far colore. Imprenditori, ma perché li vogliamo mettere in croce, come annunciava il Verbo del Piero (Fassino) in quella torrida estate 2005, a un passo dal botto ferragostano. A rispondergli, da vero bolscevico, il Mastella-ovunque. «Ma dai, fra loro e la Fiat c’è qualche differenza». Forse.

Ma checcefrega. Qui da noi è il carnevale del mattone, tutto il mondo è Casalnuovo, è pura fantasia al potere, quando da un sabato a una domenica - col favor delle partite - costruisci un intero quartiere. E nessuno vede, sente, parla e, soprattutto, denuncia. Ma vuoi vedere che era colpa di quella eclisse maledetta? Ma checcefrega, tanto da noi tutto si può, pure che dopo quasi vent’anni torni alla ribalta quel famigerato Regno del Possibile, vaticinato da ‘o ministro Pomicino in persona. Apre il tema Geremicca, lo porta avanti il numero uno degli industriali partenopei Lettieri. Speriamo che a chiuderlo sia Totò: ma fateci il piacere.

mercoledì, 14 marzo 2007
22:09

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LA PROCURA DI ROMA INDAGA SU UNA SOCIETA' DEL MINISTRO DI PIETRO - IL BELL'ANTOCRI

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di Rita Pennarola

Un ex fondatore dell’Italia dei Valori spara a zero su Antonio Di Pietro. Del j’accuse, tuttora al vaglio della Procura di Roma, è stato informato in un incontro riservato anche il capo dello Stato. Vediamo i passaggi roventi dell’esposto, che accende i riflettori sul “socio unico” del partito e sulla creatura societaria del ministro, l’immobiliare di famiglia Antocri.

Pesce d’aprile. Nasce nel giorno più burlone dell’anno - parliamo del 2003 - la vispa Antocri, acronimo prescelto da papà Antonio Di Pietro per ricordare, fin dal nome della srl, i suoi tre figli Anna, Toto e Cristiano. Occhio. Perchè il 2003 è anche l’anno in cui cominciano a maturare, nelle casse di Italia dei Valori, le consistenti provvidenze relative al finanziamento pubblico dei partiti, prudentemente rinominate - dopo la clamorosa bocciatura ad opera degli italiani nel referendum del 1993 - rimborso delle spese elettorali. E il partito dell’ex pm di mani pulite nel 2003 è da poco entrato nell’albo d’oro delle compagini che ricevono quelle provvidenze da milioni di euro nelle loro casse. La legge - la numero 157 del giugno ‘99 - prevede infatti che per ottenere il “rimborso” delle spese sostenute in campagna elettorale (qui si parla delle politiche 2001) l’unica condizione sia di aver raggiunto almeno l’1 per cento delle preferenze. Ci siamo.

I rubinetti del finanziamento pubblico sull’Associazione Italia dei Valori - fondata da oltre 300 ardimentosi militanti il 26 settembre del 2000 a Roma, dinanzi al notaio Bruno Cesarini - si aprono per la prima volta a fine 2001, quando arriva il primo mezzo miliardo e passa di vecchie lire. Le somma rappresenta il 40 per cento del “rimborso” complessivo spettante all’associazione-partito per la partecipazione a diverse tornate elettorali, tutte tenutesi in quell’anno: non solo le politiche, ma anche le regionali in Sicilia e quelle del Molise. Nel 2002 arriva l’integrazione: quasi due milioni di euro, cui se ne aggiungono altri 200 mila circa per le elezioni relative al Senato. Qui, una piccola curiosità: alle Politiche 2001 il partito-associazione di Di Pietro elegge un solo senatore, il bergamasco Valerio Carrara. Nemmeno il tempo di accomodarsi a Palazzo Madama, e il Carrara passa nelle fila di Forza Italia. Quando si dice soldi ben spesi...

Ma andiamo avanti. Perchè siamo arrivati al fatidico 2003. Con le casse del partito già rimpinguate dai precedenti “rimborsi elettorali”, più quelli riferiti all’anno in corso (altri 2 milioni e mezzo circa di euro), a novembre il valoroso partito cambia sede. Dalla modesta location di Busto Arsizio in via Milano 14 alla centralissima via Casati 1 di Milano: un appartamento di nove vani al quinto piano, dove Italia dei Valori può finalmente avere una sede adeguata alle sue ambizioni. Il contratto d’affitto? Non è un problema. Perchè proprietaria dell’immobile è proprio Antocri, di cui papà Di Pietro risulta socio unico. «Dopo lunga discussione fra il proprietario Di Pietro e l’inquilino Di Pietro - si leggerà magari nel verbale - si è convenuto un canone mensile pari ad euro 2.800». La cifra non è di fantasia: risulta infatti dichiarata nei bilanci della srl, costituita con l’unico fine di gestire gli immobili. D’accordissimo anche l’inquilino. Perchè nel frattempo, con un’ardita manovra interna, lo statuto dell’associazione è stato modificato: risultano svaniti sia i 300 sostenitori-fondatori sia gli altri organismi di vertice. Diciamolo chiaro: Italia dei Valori si è trasformata in un partito con un unico socio. Antonio Di Pietro.

Si dice dalle parti di Montenero di Bisaccia (e giù giù nel profondo sud) che ‘a cummannà è meglio ca’ fottere. L’antica saggezza popolare calza a pennello sulle due creature dipietriste, Antocri e il partito-associazione, entrambe con socio unico plenipotenziario. Lui.

La storia si ripete. Passa un anno e un nuovo gioiello entra a far parte del patrimonio di Antocri: si tratta dell’appartamento da 10 vani al quinto piano di via Principe Eugenio 31, nella capitale. Guarda caso, proprio in quel periodo del 2004 Italia dei Valori cerca casa a Roma. Proprietario (Di Pietro) e inquilino (sempre lui) si mettono d’accordo sull’affitto e così, previa trasformazione della destinazione d’uso dell’immobile, il partito dei moralizzatori ha una sede confacente anche a Roma. Particolari sui due traslochi si trovano nella relazione allegata al bilancio 2005 di IDV: «si evidenzia il trasferimento della Sede Nazionale di rappresentanza politica del partito, sempre in Roma, da Via dei Prefetti, 17 a Via Principe Eugenio, 31, potenziando allo stesso tempo l’Ufficio Stampa Nazionale con l’assunzione di una nuova unità». «Quanto alla Sede di Milano in Via Casati 1/A - viene aggiunto - si riconferma la sua funzione di Sede legale amministrativa e di segreteria particolare del Presidente del Partito Antonio Di Pietro oltre che di organizzazione e rapporti con le realtà locali». Resterebbe qualche domandina. Intanto sulle straordinarie performances di una srl da 50 mila euro di capitale che riesce in soli due anni ad acquistare immobili di così grande valore. Quanto? Qualcosa ci dice il bilancio 2005 di Antocri che, alla voce “immobilizzazioni materiali” riporta la somma di 1 milione e 788 mila euro. La stessa voce per il 2004 era rappresentata da 619 mila euro. Si tratta di somme evidentemente inferiori al valore di mercato dei due prestigiosi immobili. E che sono, comunque, al netto del mutuo.

Sì. come tutti i saggi capifamiglia Antonio Di Pietro ha un mutuo sulle spalle. Anzi, due. Ecco qua (siamo sempre tra le pagine del bilancio 2005 Antocri): il primo, da 276 mila euro e spiccioli, riguarda l’immobile milanese ed è stato stipulato il 20 aprile 2004; il secondo, per la magione romana, è pari a 386 mila euro circa e risale al 7 giugno 2005. Fanno oltre 660 mila euro di mutuo, stipulato con la BNL, che scadranno fra il 2015 e il 2019. Con rate, supponiamo, non leggerine. Come le paga Antocri, che non svolge nessun’altra attività? Semplice. Con i canoni d’affitto dell’inquilino. Che è Italia dei Valori. Che riceve il finanziamento pubblico.

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mercoledì, 14 marzo 2007
22:07

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NUOVO CAPITOLO DELLA SCARAMELLA CONNECTION - LA DIRTY BOMB

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di Andrea Cinquegrani

Si apre un nuovo, inquietante scenario sulla morte dell’ex agente russo Alexander Livtinenko, amico e compagno di merende della spia di casa nostra Mario Scaramella. Fra intrighi, connection e sigle, si arriva alla preparazione della “dirty bomb”, la provocazione tanto cara agli Usa...

Novembre 2006. L’ex agente del Kgb Alexander Livtinenko avvelenato al polonio. Caccia al posto: in un ristorante cinese nel cuore di Londra quando si incontrava col nostro 007 Mario Scaramella? Oppure nell’hotel dove aveva incontrato poche ore prima due “amici” sovietici? O dopo? Interrogativi che rimbalzano da un paio di mesi per mezzo mondo e soprattutto in un frenetico ping pong fra servizi britannici e statunitensi. Ma immaginiamo per un momento uno scenario “diverso”, praticamente opposto, con un giro di 180 gradi. Livtinenko non è stato avvelenato nel modo classico, via tazzina di the o di caffè, nè mangiando un hamburger. Potrebbe, invece, aver “ingurgitato” polonio per giorni, senza esserne pienamente consapevole. Trasformandosi, quindi, in una autentica bomba umana. In che modo? Partecipando in prima persona alla realizzazione di un ordigno nucleare, proprio a base di polonio: una “dirty bomb”, una bomba sporca da utilizzare al momento opportuno per destabilizzare i destini del mondo.

LA DIRTY BOMB

L’incredibile notizia e il possibile scenario arrivano - guarda caso - sia da fonti britanniche che americane, al tempo stesso alle prese con ancor più cupi orizzonti di guerra sul versante iraniano. Ma a questo punto i due fronti finiscono inevitabilmente per incrociarsi: dal momento che la “dirty bomb” - da attribuire all’ormai solito Iran - dovrebbe trasformarsi nella “provocazione” finale, la miccia su cui innescare il maxi incendio sul già martoriato Medioriente. Olocausto nucleare compreso. Ma torniamo al caso Livtinenko. Il quale ha avuto spesso e volentieri a che fare con materiali pericolosi (vedi alla voce “radioattivi”) in non pochi “trading” esteri, soprattutto sull’asse Russia- Svizzera, come conferma lo stesso Scaramella nelle sue verbalizzazioni. E, a quanto pare, ha continuato a coltivare la sua passione nel corso degli ultimi tempi. E’ proprio a Londra che prende corpo la connection con Akhmed Zakayev (i due si sarebbero conosciuti tramite l’attrice Vanessa Redgrave), a favore di alcuni fantomatici “gruppi islamici”. Qui si comincia a “trattare” di sostanze radioattive, di traffici, di scambi. E’ a quel punto che - secondo copione - a Livtinenko viene chiesto di abbracciare la fede islamica (verrà sepolto infatti nel cimitero islamico nella periferia londinese).

E’ in quel periodo che, verosimilmente, inizia la sua fattiva collaborazione per la messa a punto della “dirty bomb”. Esiste, però, uno scenario parallelo. Che mette meglio a fuoco alcuni elementi essenziali del puzzle atomico. Secondo alcune fonti investigative, infatti, il “gruppo” Livtinenko - in primis il collega Scaramella - ha lavorato gomito a gomito con un altro gruppo, quello di alcuni ex agenti Cia, come ad esempio Valerie Plame Wilson ed alcune sigle “coperte” come, per fare solo un nome, la “Brewster Jennings & Associates”. «Un link con diverse diramazioni - spiegano a Londra - alcune portano alla mafia russo-israeliana, altre fino ad Al Qaeda». Del resto, è ancora al vaglio degli investigatori americani la conversazione telefonica di un veterano della Forza di Difesa di Israele con un collega che si trovava nel cimitero ebraico del New Jersey, circa l’attacco via cielo alle Twin Towers e, soprattutto, la lezione per gli americani di «imparare cosa sia vivere con il terrorismo». Così raccontano a Washington: «Il veterano israeliano ha comunicato i fatti all’FBI e di seguito è stato contattato dagli agenti speciali dell’ufficio di Newark, nel Jersey, Robyn Gritz e Andrew Stengel». Misteri nei misteri. Servizi contro servizi.

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