martedì, 15 maggio 2007
22:00

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L'UNIONE FA LA FORZA (ITALIA)

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di Andrea Cinquegrani

Siamo la coppia più bella del mondo e ci dispiace per gli altri…! Ma checcefrega degli altri invidiosi della nostra Unione solo perché io DICO al mondo che ti amo, degli Inciuci di tutte le zitelle acide. Ricordi, Margherita mia, quei primi compromessi, tu non lo dicevi ai tuoi io non lo dicevo ai miei, fino a quella fantastica notte in Bicamerale che ci raggiunse anche quel porcaccione di Silvio: fu veramente il Massimo, peccato poi doverla finire lì. Io sono Piero, sono fiero di te, di tutti questi anni di baci furtivi, a mangiare con gli altri coglioni a tavola che volevano portarci via qualche polpetta, noi a farci piedino, per riverderci di notte, a dividere il bottino.

Ma checcefrega se i sondaggi non ci vedono bene insieme, se dicono che il 60% dei nostri amici non sono d’accordo, se quando ci presentiamo in pubblico il 40% della gente ci volta le spalle. Noi, intanto, abbracciamoci più forte, tutti azzeccati, una cosa sola, una cosa nostra, tutti al centro, ti ricordi che anche Francesco lo ha detto? Moderatevi, state al centro, tirate qualche calcio a destra e a sinistra che per gli altri non c’è spazio. Ma checcefrega, noi ci sposiamo in chiesa, abito bianco, a proposito viene il Ciarra a prenderci con la sua Mercedes, te lo ricordi? Quello della Roma e delle acque minerali che poi ci prepara anche il rinfresco. A Margherì, lo vedi che bel Pantheon ti ho preparato? Ci stanno tutti gli amici di famiglia. C’è zio Bottino, l’ultima volta l’hai visto sulla spiaggia ad Hammamet; da lassù che ora vive in alta montagna arriva pure nonno Silvio, non te lo ricordi più?, Gava, che poi il figlio Antonio ha fatto quella carriera. Enrico? Chi, il sardo? Fammì toccà, che porta sfiga, ma chi ce lo vuole alle nostre nozze uno come lui che non mangia, non beve, non ruba? A proposito, vuoi vedere che all’ultimo minuto arriva quel pazzo dalla Padania, che l’ha promesso a Romano quando si sono visti giorni fa a Roma e il mortadella l’ha invitato per la settimana prossima a casa sua? Te lo DICO, amore mio, più “stamm’ into ‘o gioco e meglio è”, come raccontano due miei amici napoletani, Aldo e Paolo.

Ma checcefrega se gli altri non vogliono il nostro amore, e per ripicca si fidanzano, fanno cose sinistre, si rimettono insieme dopo anni di separazione, s’ammucchiano, cercano già la nuova casa comune, tirano fuori dal sarcofago l’animaccia di bisnonno Marx, piagnucolano come donnette alle note di Bella Ciao, parlano di amore, solidarietà, ambiente, comunismo, quei cornutacci. Ma checcefrega se l’economia va a rotoli, abbiamo il nostro tesoretto da spenderci, ce lo insegna zio Tommaso. Solo per noi, a quello lì di Ceppaloni che viene ogni giorno a ringhiare o scodinzolare mollagli un ossobuco e una sberla. Ma checcefrega se arrivano gli spagnoli a casa nostra e ci fregano i telefoni, tanto a noi per capirci basta uno sguardo. Comunque, non siamo soli, ci stanno dentro le banche, c’è l’amico Geronzi (chissà se poi arriva anche Moggi), c’è quello tutto casa e chiesa Bazoli dell’Intesa. Peccato solo, amore mio, che manchi Silvio (per ora) e l’altro grande amico col pallino delle moto, il Colaninno.

Ma checcefrega delle bombe, dei morti ammazzati in Iraq e in mezzo mondo, ma checcefrega se ora un coglione come quel Teney della Cia manda a fare in culo Cheney e dice che la guerra era tutta inventata, che Saddam non aveva neanche un tric trac. Ma checcefrega se quel pazzo di Strada se ne va da Kabul e sbraita come un ossesso contro di noi: gli sta bene un po’ di mal d’Africa. Tanto noi, per la nostra luna di miele, abbiamo scelto Malindi, che lì stiamo tranquilli. A proposito, fai un colpo di telefono a Claudio: se abbiamo perso la falce, comunque, abbiamo sempre il Martelli.

martedì, 15 maggio 2007
21:59

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BNL E MISTERI - I PRIMI DELLA CLASS

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di Rita Pennarola

Parte in questi giorni la class action promossa negli Stati Uniti per ottenere i risarcimenti connessi al crack Parmalat. E si scopre che mentre la casa di Collecchio si chiama fuori, una sola banca italiana è già pronta a patteggiare per 25 milioni di dollari: la BNL, con una storia carica di misteri che cominciano proprio oltreoceano.

Lacrime e sangue. Quasi un anno, da fine 2006 a metà 2007, segnato dall’emorragia di milioni (in euro e anche in dollari) per chiudere le pendenze connesse al bubbone Parmalat. Stiamo parlando della Banca Nazionale del Lavoro che pure, nei mesi successivi al crack targato Tanzi, del gruppo di Collecchio risultava uno fra i principali creditori. Come se non fossero bastati i 112 milioni versati a fine dicembre (frutto delle azioni giudiziarie intraprese contro le banche dal risanatore Enrico Bondi), oggi arriva l’annuncio che l’istituto capitanato da Luigi Abete è pronto a rimborsare altri 25 milioni (stavolta in dollari) all’agguerrito pool costituitosi in giudizio dinanzi al Tribunale distrettuale di New York. Proprio nelle ultime settimane sui quotidiani sono apparsi in tutta evidenza i primi avvisi per chiamare a raccolta i risparmiatori italiani beffati. E’ partito infatti lo scorso 22 marzo il programma multinazionale di informazione - rivolto a investitori di tutto il mondo che abbiano acquistato azioni ordinarie o obbligazioni Parmalat dal 5 gennaio ‘99 al 18 dicembre 2003 - sull’accordo parziale da 50 milioni di dollari che la Nazionale del Lavoro e Credit Suisse, chiamate come convenuti nella class action, si sono dichiarate già disposte a sottoscrivere.

A qualcuno tutto questo suona come un’implicita ammissione di colpa, benchè si legga nell’atto giudiziarrio che «i convenuti patteggianti negano di aver violato alcuna legge o di essere coinvolti in alcuna condotta illecita e concluderanno questo Accordo per evitare i gravami e le spese di un ulteriore contenzioso». Resta il fatto che secondo lo schema accusatorio numerosi istituti di credito avrebbero preso parte, insieme al colosso agroalimentare, ad un impianto finanziario fraudolento, consistito nel fornire una stima inferiore di circa 10 miliardi di dollari dell’indebitamento di Parmalat e in una sopravvalutazione di oltre 16 miliardi del patrimonio netto, con il conseguente crollo dei titoli all’indomani del fallimento. Ma mentre le due banche vengono subito a patti, il maggiore imputato non ci sta: lo scorso 30 marzo in un comunicato ufficiale l’azienda parmense informa di «essere estranea all’accordo parziale per circa 50 milioni di dollari intervenuto tra la Banca Nazionale del Lavoro e Crédit Suisse Group e gli investitori che hanno promosso l’azione collettiva in Usa, la quale peraltro non è stata ancora confermata dal tribunale statunitense». L’udienza che si terrà al tribunale di New York il 19 luglio prossimo dovrà stabilire se approvare o meno l’accordo con Bnl e Crédit Suisse, ma in qualsiasi caso - avvertono i promotori della class - continueranno tutte le azioni di recupero contro Parmalat.

CREDITORI? NO, DEBITORI

Un anno nero per la Bnl e soprattutto per la controllata Ifitalia: nel 2006 arriva l’ora del redde rationem riguardo a quel fiume di accuse lanciato da Calisto Tanzi (e in seguito da altri suoi stretti collaboratori) fin dal maggio 2004. Rispondendo alle domande dei pm milanesi Francesco Greco, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino, che gli contestavano il reato di truffa aggravata e continuata in concorso con manager di Ifitalia «relativamente al factoring posto in essere dalla società Contal (del gruppo Parmalat, ndr) in amministrazione straordinaria e un gruppo di istituti di factoring (guidato da Ifitalia, ndr) per un finanziamento di 113 milioni di euro», l’ex presidente di Parmalat ammise che «quello con Ifitalia era un rapporto di mero finanziamento seppur mascherato da un apparente contratto di factoring», aggiungendo che «in diverse occasioni, mi sembra due o tre volte, Gorreri e Tonna mi chiesero di intervenire, anche nel 2002, su Sciumé perché erano sorti dei problemi nei rapporti con Ifitalia. In particolare - ha continuato - mi venne detto che Ifitalia voleva rientrare dal finanziamento. Fu per questo che dovetti chiamare Sciumé e chiedergli di intervenire per continuare nel rapporto». Leader di Comunione e Liberazione, ex dirigente della berlusconiana Mediolanum, Paolo Sciumè rappresentava dunque la potente organizzazione religiosa più volte sponsorizzata a suon di milioni da Tanzi, soprattutto in occasione dei meeting a Rimini. Un feeling tra fede & affari poi suggellato dalla proposta fatta a Sciumè («su richiesta di quest’ultimo», precisa Tanzi) di entrare nell’organigramma di Parmalat Finanziaria.

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martedì, 15 maggio 2007
21:58

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BUBBONE ANAS - VARIANTE 1 A VARIANTE 2

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di Andrea Cinquegrani

Sono trascorsi quasi quarant’anni dal primo scandalo Anas che sfiorò l’ex segretario del Psi Giacomo Mancini, e il colosso delle strade continua a far parlare di sé. In uno slalom tra inchieste, affari, appalti, clientele e nepotismi, ecco un identikit dell’azienda. E del suo “nuovo” management…

16 aprile. Il ministro per le Infrastrutture Antonio Di Pietro tiene a battesimo l’Alba-Asti, 18 chilometri di autostrada «sognata per decenni e realizzata con la lentezza di una lumaca», come raccontano in zona. Meglio tardi che mai. Pochi giorni prima il pm Vincenzo Paone aveva provato a rovinare la festa all’ex collega di toga: una pattuglia delle fiamme gialle, infatti, aveva messo i sigilli a 6 chilometri del tracciato, perché la pavimentazione - secondo l’ipotesi accusatoria - non sarebbe conforme a quanto previsto dal capitolato d’appalto. L’asfalto, secondo le primissime verifiche, sarebbe molto più sottile del dovuto, addirittura alcuni centimetri in meno: tradotto in soldoni, un bel risparmio per chi ha realizzato i lavori. L’Anas - che ha chiuso gli occhi e si è ben guardata dall’effettuare i controlli dovuti - ora si sveglia dal letargo e annuncia che «eseguirà i lavori di risanamento sfruttando le ore notturne». A due giorni dal fatidico taglio del nastro, il primo incidente, tre feriti per un tamponamento. Ciliegina sulla torta, le prime indiscrezioni su alcune indagini condotte dai carabinieri del NOE di Alessandria, il Nucleo operativo ecologico: sotto il già sottile manto di asfalto sarebbero state interrate tonnellate di rifiuti, forse anche tossici. Insomma, sotto l’autostrada, una autentica discarica.

LE VIE DELLA MUNNEZZA

Tutto il mondo è paese. Ad esempio, in molte aree della Campania - soprattutto del casertano - il mix rifiuti tossici-materiali bituminosi per un moderno lifting delle arterie autostradali è la regola, come ha dimostrato una ponderosa inchiesta portata avanti dalla procura di Santa Maria Capua Vetere. «Un enorme danno ambientale - sottolinea uno dei pm di punta nella lotta alle ecomafie, Donato Ceglie, oggi tra i consulenti del ministro per l’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio - si somma ai giganteschi profitti che realizzano le imprese e la camorra, che controlla i subappalti, il movimento terra, senza contare il ciclo dei rifiuti, compresi quelli nocivi. Un modo perfetto, del resto, per riciclare danaro sporco». Sporche sono le vie del rifiuto, sporche sono le strade, e, adesso, il ventre di autostrade, bretelle, raccordi che già in passato hanno fatto la fortuna di cosche e clan. Resta epica, sempre in Campania, la storia della bretella di Sant’Antimo, una delle tante opere che hanno caratterizzato il dopo terremoto da quasi 70 mila miliardi delle vecchie lire: il percorso raddoppia strada facendo, i costi quintuplicano, la mappa precisa - e modificata - del tracciato viene rinvenuta a casa di un boss, a far festa sono imprese di casa nostra e anche di Cosa nostra.

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